è la seconda parte del post del 2-12-2009 ….

Per capire di più sarebbe meglio leggere prima quel post!



Quando riaprì gli occhi … è da lì che iniziò l’INFERNO.

Bianco soffocante, confuso, ovattato ..  sagome di persone .. camici .. flebo ..

Mah … dei primi giorni la ragazza non ha gran che memoria.

Si chiedeva solo che mai poteva esserle successo e come mai le facce dei suoi genitori fossero sgomente..

Pensava che qualsiasi problema fosse, nel giro di poche settimane si sarebbe risolto.

Non poteva essere grave:

1 _ non può succedere a te! Capita sempre agli altri!!

2_ devo fare così tanto che non posso permettermi di stare male!!

Questi erano i pensieri della diciottenne che aveva sempre vissuto al massimo delle sue capacità.

I giorni passarono, eterni .. si rese conto di stare vivendo un  INCUBO.

Immobile al letto ..flebo..parte destra inerte..  tac.. risonanze.. esami su esami.. flebo.. pasticche ..

..parte destra  non risponde ..paresi  ..flebo.. niente movimento, niente sensibilità .. esami .. pasticche..

pianti su pianti .. infiniti .. disperati.. nel suo reparto, neurologia, il più giovane paziente avrà avuto 60 anni .. le sembrava davvero tutto surreale.. pianse così tanto da pensare che non avrebbe più avuto lacrime..

.. esami su esami ..      tac ..          pasticche  ..              flebo..

Era convinta che si sarebbe svegliata perché era solo un incubo.

Non poteva essere reale.

Ma non aveva tempo d’impazzire, doveva disegnare,  era nata per disegnare, usare il corpo e comunque la parte destra per creare, modellare, dipingere .. era scritto nel suo dna, quindi perché era rimasta viva se non  per quello?

Un’ischemia cerebrale in una zona della corteccia  nell’emisfero sinistro .. esami su esami .. non si riesce a capire da cosa possa essere derivata … probabilmente da embolia ..

esami .. ancora esami..  era talmente piena di farmaci e abituata agli esami che si addormentava dentro alla tac.. ..niente …. La causa non si trovava …. Fino a che:

Econtransesofagea  (esame che , se non lo si fa non si può capire ,   solo con “l’inganno del tubicino che scende con un piccolissimo fastidio lungo l’esofago  sotto  un po’ di anestesia locale”    puoi accettare l’atrocità estrema della cosa.. se uno sapesse a cosa va incontro non penso lo farebbe mai).

La sofferenza assurda era servita,  alla ragazza venne diagnosticato Il Forame Ovale Pervio, un’anomalia cardiaca in cui l’atrio destro comunica con il sinistro a livello della fossa ovale, che è comune, necessario, nella fase fetale , ma che si chiude entro il primo anno di vita.

Da “quel foro non chiuso, il sangue venoso (cattivo, non ossigenato) è andato in quello arterioso (buono, ossigenato), il ricircolo ha formato un embolo, che è arrivato al cervello, nei micro capillari cerebrali che si vanno man mano sempre più rimpicciolendo, non è più passato, ha ostruito il flusso, forse per una frazione di secondo, fatto sta che  alcune cellule cerebrali della corteccia del lato sinistro che coordinano il movimento e la sensibilità della parte destra del corpo , sono rimaste senza ossigeno e sono morte.

Non si rigenerano.

L’unica speranza era il fatto che ,essendo un cervello giovane (e ne utilizziamo solo una minima parte) , le cellule vicino alla “zona morta”, potessero “imparare le funzioni” che svolgevano le “vicine defunte” ,  iniziando così a recuperare le mancanze …

Niente di certo .. “la medicina non è la matematica”.. “ogni cervello , ogni organismo reagisce in un modo suo ed imprevedibile” , “sei stata una mosca bianca” , “fortunatissima nella sfiga”, “se ti prendeva sul palco finché stavi ballando non l’avresti raccontata” , “si può avere un margine di recupero fino a 10 anni circa dall’evento ischemico” ..i medici,  “bisogna che ti rassegni se rimani così? Devi fartene una ragione” era una parente …..   @___@ … non era un sogno … la lite con chi le disse  l’ultima frase fu reale, le liti dei miei erano reali ,  il dolore immenso indescrivibile della mia situazione era fin troppo reale.

Non ci si può fare un’idea di quello che la ragazza ha passato … rassegnarsi??    A 18 anni???      MAI.

Seduta sulla sedia a rotelle, affacciata alla finestra del reparto neurologia, ascoltava l’album di Ligabue uscito poco prima, guardando fuori, ascoltava dagli auricolari del lettore cd “fuori come va” .. emblematico. Sulle parole di “Eri bellissima” alla frase “eri sanissima” impazziva dal dolore …  il testo di  “voglio volere” le ha fatto versare così tante lacrime fino allo “svuotamento”.

Riabilitazione .. flebo .. pasticche .. lacrime .. pasticche ..flebo .. riabilitazione ..

Si guardava allo specchio, ma le distanze, la percezione dello spazio non era affidabile, con immensa fatica alzava il braccio con il pettine, ma appena provava a pettinarsi  il pettine cadeva di mano perché la sensibilità non c’era …..

anche con tutta la volontà non riusciva a mangiare con la mano destra , perché era talmente faticoso da far passare l’appetito …..

aveva imparato a rialzarsi in piedi , a stare in equilibrio, a muoversi pian piano e  via ,con la fisioterapista , ad imparare a salire e scendere le scale … davvero difficile.

Le azioni che si danno per scontate, che si fanno in automatico, a cui non diamo peso perché ormai ci sembrano banalissime , come lavarsi i denti , svitare un tappo  o sbucciare un frutto ,  in quella situazione acquistano totalmente un altro significato .  La cosa davvero importante è l’essere autosufficienti .

Si dice che i 18 anni si ricordano per tutta la vita ..   in questo caso niente di più vero.

Si dice che la sofferenza rende l’uomo più profondo .. a 18 anni si farebbe volentieri a meno di tanta profondità!

Ma la vita non ti chiede “il permesso” …

..  la ragazza si era talmente abituata alla vita dentro l’ospedale …     i giorni scanditi ..

termometro , colazione , pasticche, visita, flebo,  pranzo, pasticche, fisioterapia, cena, pasticche, orzo … dormire ..  si sentiva al sicuro … non voleva più uscire … la vita di fuori non era adatta a lei … se mai lo fosse stata prima , ora sicuramente non più.

Così quando le venne detto che era pronta per uscire si sentì morire.

Pronta per uscire?????

Ma non era nemmeno in grado di scrivere la propria firma!!  (Scrivere è l’azione comune  più difficile).

Poteva uscire perché considerata autosufficiente.    Si sentiva dimenticata da Dio .

Quello che davvero fa impazzire è il “NON SAPERE”  SE e QUANTO  si può “recuperare”.

Aveva un quinto anno da iniziare. Dopo 4 anni d’istituto d’arte in cui aveva “sputato sangue” dato anima e corpo  e creduto con tutta se stessa,  non poteva non portarlo a termine nel migliore dei modi.

Aveva una patente presa una settimana prima dell’”incidente” … doveva  re imparare a guidare …

Aveva ancora una vita … anche se pensò più e più volte che sarebbe stato meglio non averla più ….

Quell’anno è stato decisamente il più duro della sua vita.

Riabilitazione .. scuola .. riabilitazione .. seguire le lezioni del quinto anno ISA .. poi  andare all’ospedale nella sala per la riabilitazione dove soffrire per  riempire fogli a righe di cerchietti ed asticine come in prima elementare …

Ad ottobre si dovette operare al cuore per chiudere il foro … Grazie alle innovazioni sul campo della chirurgia ,  non l’hanno “aperta” ma è stata operata tramite sonda inguinale.

Aveva sperato che chiudendo il foro sarebbe tornato tutto come prima ….. speranza insensata ma reale finché, passato anche l’intervento , capì che niente avrebbe più potuto farla tornare come prima .

Si impegnò a mille per recuperare  e ciò le evitava di impazzire .

A lei i miglioramenti sembravano infinitamente lenti …. Prima conduceva uno stile di vita accelerato  , era decisamente troppo attiva , quindi le sembrava insopportabilmente lento il recupero … ma finché c’era era davvero una gran cosa.

Faceva giorno e notte esercizi di colorazione che venivano insegnati in primo, per riprendere familiarità con la mano, il braccio, la matita ,  il pennello , il colore  …

Ovviamente non poté  re iscriversi a danza  e fu esonerata da educazione fisica … Ne soffrì molto …(non potè più guardare balletti, saggi ecc. perchè le faceva troppo male)..

Finché gli altri erano dentro la palestra a fare lezione lei usciva , andava a sedersi  sull’altalena  ed ascoltava con gli auricolari   “Quando tutte le parole sai che non ti servon più  ,  quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù , quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che  , che nessuno se lo spiega perché sia successo a te” …

Anno micidiale davvero.

Aveva puntato tutto sulla scuola,  per non impazzire, si impegnò al massimo per recuperare, per poter fare l’esame come tutti gli altri …. E ci riuscì …. Riuscì al meglio con un lavoro ed una tesi da 100 … Ineffabile.

L’arte l’aveva davvero salvata … aveva avuto sempre una visione delle cose abbastanza aperta ed originale, ma in quel momento della sua vita le si era davvero “aperto un varco con una sensibilità superiore”. Vedeva le cose in modo  più profondo , aveva bisogno di esternarlo , ma le parole non sarebbero bastate , anche il linguaggio del corpo , la fisicità, i muscoli, la fatica insomma, erano indispensabili. Doveva liberarsi , raccontare,  comunicando con la materia , esternando dolore e gioia tramite i pigmenti  ,  stendere lo stucco con spatolate energiche e contrastate, applicarvi sopra con la spugna acrilici molto diluiti, in modo da creare velature su velature che toccassero tonalità molto particolari “da scoprire” ,   il muro dove aveva realizzato l’”opera”  aveva assorbito corpo e anima della ragazza.

Sudata ma bellissima esperienza.

Ma il “bello” arrivò finito l’esame di maturità ….

Il VUOTO

Smarrimento, paura … le belle persone che avevano condiviso il suo percorso si sarebbero dovute salutare …  la fine del periodo delle superiori per lei fu come la sensazione di un salto nel vuoto. Aveva  pensato alle scuole successive … a “deviazioni” nel caso in cui la parte destra non avesse collaborato …

ma il peso dell’evento ischemico e dei mesi trascorsi si fece sentire a distanza di poco tempo dall’esame ….

La parte destra aveva recuperato  un 80 % sul movimento  e un 70% sulla sensibilità  … in un anno  sono risultati eccellenti .. ma per chi aveva impostato  la propria vita sulla precisione ed il controllo dell’arto superiore destro …..

attacchi di panico , depressione , ansia … non sarebbe riuscita ad andare a studiare “fuori” , dovette accantonare tutte le idee di andarsene “fuori” , tipo iscriversi all’Accademia di Brera ..

La sua missione vitale fu riappropriarsi il più possibile della sua parte destra.

Scelse la Scuola Internazionale di Comics , le era piaciuta da sempre, ma prima dell’”incidente” forse non l’avrebbe scelta perché aveva davvero mille opportunità .. ora era perfetta, aveva la sede a Jesi e per la parte destra , l’indirizzo Fumetto poi,  sarebbe stato davvero una grandissima palestra!!!

Arrivò a disegnare 14 ore al giorno (zero vita sociale , non proprio atipico per i fumettisti ^^) tanto da prendersi la tendinite e dimenticarsi di mangiare!

Migliorò così tanto ed entrò così in sintonia con quel mondo che pensò seriamente di fare quel lavoro.

Pensiero che pian piano abbandonò , per la sua esperienza ,  i tempi , l’impegno e la fatica messi per fare le tavole non valevano né la soddisfazione né tanto meno il guadagno!  Fatto è che sia i 3 anni di fumetto che il quarto di colorazione manuale e multimediale le hanno confermato la sua passione per le forme espressive artistiche , le hanno fatto scoprire  che era ancora in grado di lavorare manualmente in questi campi e le hanno fatto conoscere nuove belle persone, compagne di percorso . Questi anni sono stati fondamentali anche per la sua ripresa psicologica oltre che fisica , hanno confermato le sue capacità e la sua passione smodata per l’Arte, come mezzo  di espressione-comunicazione , l’Arte nelle molteplici forme.  La giovane donna ha riscoperto il suo Amore per  Tutte le arti in cui riesce ad esprimersi , ha capito di non riuscire a limitarsi e classificarsi in un solo settore, ha riscoperto l’Amore per la Vita.

Ha recuperato al 100% la mobilità e all’98% la sensibilità.

La parestesia sulla parte destra del corpo (quel 2% ) le rimarrà molto probabilmente a vita, anche se ha ancora 3 anni “di margine di recupero” .   Da “di fuori” non si vede nulla .  È un suo segno che non l’abbandonerà ,  ma ci si abitua a tutto … non ricorda più com’è avere lo stesso livello di sensibilità in entrambi le parti del corpo.

Avrebbe potuto fare domanda per l’invalidità, ma non ha voluto, proprio per sentirsi  come tutti, anzi, alle volte per la voglia di fare , le capita di superare i propri limiti, strafare  e sentirsi male poi. Dovrà imparare a non dare troppo, a non dare tutto.

La disponibilità, la voglia di fare e la gentilezza in questo mondo  vengono spesso fraintese o i furbi ,se si trovano davanti a una persona con queste qualità, ne approfittano … però lei è intenzionata a riconoscere e rispettare i proprio limiti perché non è affatto disposta a mollare!! 😀

…. In grandi linee era questa la storia che avevo scritto in quel documento che ho perso ..

Storia  che desideravo condividere per liberarmi e parlare apertamente del mio “incidente”, perché finalmente provo a sentire meno dolore e vedere con un po’ più di distacco la cosa senza esserne totalmente travolta.

Ho capito che non è una colpa, non lo devo nascondere o vergognarmi, anzi.

E’ parte significativa di me. Realtà quotidiana, indelebile. Sono nata una seconda volta il 24 luglio 2002. Ho avuto questa seconda possibilità che non voglio sprecare.

Alla fine di un post così aggiungo un

GRAZIE immenso a tutte le creature straordinarie che mi sono state vicine … semplicemente Amicizie Vere.. Eterne

grazie a chi non mi conosce ma crede in me ….

&

“alla faccia di chi M’ha visto X, alla faccia di chi Mi vuole X ,alla faccia di chi Mi pensa”  ;P

Clelia