… volevo condividere anche quì l’emozione di leggere i file che trovate scaricabini in pdf a questa pagine:  http://www.moomendamaprogetti.com/chi_siamo.html

estrapolati da “UN LAVORO CON LA DANZA. UN’ANTROPOLOGIA IMPLICITA” T.Santagostino

Gabriella

“…  Mi ha fatto piacere che Lazare lavori molto col corpo. Sembra una cosa banale da dire nel

contesto della danza, ma in realtà spesso prima di arrivare a lavorare col corpo oggi si

lavora soprattutto di concetto e quindi la sperimentazione è molto sul pensiero, sul lavoro

più per concetto che per sostanza. Lazare lavora in un modo molto simile al mio:

sfruttando il corpo, tirando fuori la potenza, la forza, l’energia, che è poi lo stesso mio

modo di vivere la danza, attraverso lezioni molto molto toste che metteno a dura prova il

corpo.  …”

Paola

“…  Quindi direi che è un inizio, un entrare in

qualcosa che penso continuerò.

Io Ho iniziato a danzare con la motivazione di fare movimento, poi ho cominciato a fare

movimento in un tipo di gestualità che mi diceva altro, mi sono quindi tuffata in questa

cosa, ora potrei pensare ad una terza fase dove ricerco la libertà da questa gestualità che è

molto forte e che mi ha caratterizzato per un po’ di tempo. Esplorando un altro tipo di

danza come quella contemporanea ti puoi permettere di esplorare movimenti diversi,

quindi una continuazione, sono altre possibilità: noi abbiamo tante potenzialità nel corpo

come nella mente per cui gradualmente si possono sperimentare tutte le potenzialità che

abbiamo.  …”

Vaninka

” … Con le difficoltà che ci sono quando inontri realmente

quello che c’è di diverso da te. …”

“… Le sue modalità di insegnamento per forza ti mettono in moto, quindi se scegli

di rimanere scegli che su questa cosa ci stai anche se non sai bene dove ti porterà. Ad

esempio ci ha fatto lavorare bendati, un’immagine eloquente dell’andare alla cieca e

sentire che a un certo punto il tuo corpo riconosce dei passaggi, una strada, delle orme.

Ad un certo punto tu devi tirare fuori delle cose tue per rimanere qua: che siano

motivazioni, che sia che il tuo corpo a un certo punto metta in moto una capacità di

resistenza anche alla fatica fisica, perché questa cosa è grandissima. …”

“… Due sono le cose per descrivere questa esperienza: da una parte

la consapevolezza di dire ‘ce la sto facendo’, dall’altra guardare l’orizzonte e dire forse su

questa cosa posso lavorare ancora, su quest’altra posso fare un altro pezzo di strada, e poi

chissà dove mi porterà. E’ un incontro che mi ha stimolato molto e mi sta stimolando

tuttora, quindi la motivazione che mi ha spinto a rimanere è la grandezza di stimoli, di

novità, di creatività.. uno spazio raro che mi sono potuta prendere, nella sfortuna di non

aver tanto lavoro in questa parte dell’anno. Poter impiegare delle mattine in questa

esperienza è stato un regalo, mi sono presa il tempo per allenarmi, per prendermi cura di

me, per sentire il mio corpo, cosa il corpo riesce a fare e non riesce a fare. Parlavo di

sopravvivenza, c’è stata una selezione naturale, ci siamo contate sulle dita di una mano,

però credo che tutte le persone che sono qua hanno una motivazione forte e diversa, e si

vede.”

Sabrina

“… ma c’è un metterti di fronte a una cosa chiedendoti di farla, attingendo

tu stessa a qualcosa che ti possa sostenere per farla. Sei sola con i movimenti. …”

“… E’ bella questa cosa perché ti porta a lavorare su te stesso, ma

allo stesso tempo a preoccuparti anche degli altri. …”

“… Questo lavoro è importante perché è diverso, la diversità arricchisce parecchio,

abituandosi a un certo tipo di lavoro non si cresce, ci si accorge che non si cresce e si

cerca un cambiamento drastico. …”

Miriam

“Ogni corpo ha un

proprio linguaggio e lavorando insieme la ricerca ha come obiettivo quello di trovare un

linguaggio comune o avvicinarsi al linguaggio dell’altro nel movimento, nel ritmo, nella

fluidità del movimento, nella sua potenza. Finchè non ci si incontra e si lavora insieme

questo incontro non può avvenire, l’incontro è fondamentale, la collaborazione, l’essere

nel qui e ora, nel luogo, insieme, e in questo modo potersi contaminare, essere aperti alla

contaminazione, perché se uno arriva e dice “io mi muovo così e questo è il mio modo

punto” non può esserci contaminazione è chiaro. Perché avvenga una contaminazione

bisogna che ci sia una disponibilità a dare quello che è il proprio modo di esprimersi e a

ricevere il modo degli altri.”

Jessica

“…  Lui ha un linguaggio molto originale

nella danza contemporanea; io ho studiato diversi stili e penso che questa esperienza

arricchisca il mio linguaggio. …”

Laura
(responsabile progetto Contaminafro)

” … Quello che è emerso non è solo un’esplorazione delle differenze; ho visto che tutte le

persone che sono riuscite a frequentare dall’inizio alla fine, tutte cercavano qualcosa di

comune, non solo esplorare le esperienze degli stili, ma trovare uno spazio di libertà di

espressione …”

“… Lentamente però emergono le prime risposte

che arrivano non a livello mentale ma nell’immediatezza del corpo. E’ una sensazione, è

complesso, ma ho visto nelle persone che hanno frequentato che questa attitudine si è

sviluppata. Il lavoro sull’imitazione con il corpo ha risultati più immediati rispetto al

passaggio tramite la mediazione razionale del medito su cosa devo fare e poi lo faccio.

Dovremmo abituarci di più a lavorare in questo modo.”

Lazare

(coreografo conduttore)

“Lavorare con loro è stato all’inizio molto difficile per canalizzare le varie tecniche, le varie

esperienze che non era facile mettere insieme. Ho trovato il metodo per mixare i vari stili

personali come faccio sempre nei miei spettacoli. Qualcuno ha abbandonato perché non

ha avuto pazienza di dare tempo a se stesso, perché è un’identità nuova e ci vuole tempo.

Ad esempio le ragazze hanno montato una cosa con i passi su cui abbiamo lavorato,

quindi hanno aggiunto qualcosa di loro e questo mi fa capire che hanno capito il senso di

ciò che volevo dare a loro. Io lavoro con il corpo, ci sono molti tipi di lavoro fisico, loro

hanno tanta carne, sono proporzionati in modo che è difficile esprimere le loro qualità;

dal corpo naturale io cerco di far emergere le potenzialità delle persone, perché tu non

puoi sapere cosa frulla nella testa della gente, il corpo allora diventa uno strumento, un

tempio, per vedere le varie difficoltà, e dal corpo io posso entrare nella profondità della

gente e capire come si sentono. Attraverso il corpo tu capisci cosa una persona è nel cuore

o nella mente, lo leggi attraverso il corpo; usando il corpo ho capito i vari problemi della

gente, le varie paure, preoccupazioni, magari qualcuno che ha delle qualità, ma ha paura di

usare il suo corpo. Per esempio Gabriella non si è nascosta, una mattina ho detto

“toglietevi i pantaloni, rimanete con le mutande e con il reggiseno” e non si è nascosta: la

pancia è uscita così [mima] e io ho detto “quella cosa lì mi piace”. Se tu sei un ignorante

tu devi dire alla gente guarda io sono ignaro di questa cosa, se sei cicciottello ti devi

presentare come sei: Gabriella con il suo corpo mi ha ispirato molto. In Italia se tu non sei

fisicato, se tu non hai le gambe sottili, se tu non sei una bella ragazza, tu non puoi andare

avanti con la danza. La bellezza secondo me è quello che qualcuno dà, l’espressività, il

corpo che parla perchè c’è un linguaggio del corpo che se tu non sai leggerlo tu non puoi

capire. Per quello lavoro con il corpo, perché il corpo comunica molto.

Alla fine non hanno imparato bene l’esercizio di tenere le cose sulla testa, va bene così. La

difficoltà di mettere qualcosa sulla testa è di capire che certe persone dall’altra parte del

mondo trasportano così ancora oggi sulla testa il pane, il legno, fanno il trasloco, tutto in

testa. Quando le mani sono stanche tu lasci tutto al centro della testa e tu vedi una cosa

enorme con qualcuno sotto che magari è magrissimo ma prosegue la sua strada. E’

un’azione che diventa ritmica, perché i passi o la camminata stessa sono un ritmo, il

sudore che esce dalla pelle è un ritmo; se ti chiedo come stai e qualcuno fa così [Lazare fa

un verso con la bocca] è un ritmo che ti fa dimenticare il peso enorme che hai sulla tua

testa. A partire da questa esperienza si possono imparare anche delle cose della vita

perché credo che nessuno di loro abbia mai messo sulla testa qualcosa e poi abbia fatto

dieci chilometri a piedi. Avere qualcosa sulla testa, avere un bambino legato sulla schiena

èun esercizio di attenzione: se scivoli cosa succede?

La voce così come la danza è qualcosa che fa parte della vita anche se non sei consapevole

di praticarla, perché quando un bambino nasce usa la voce, perchè se non usa la voce è un

problema, così gli si dà uno schiaffo sul sedere, se non piange si sospetta che c’è un

problema. Senza voce quasi non c’è vita. Senza movimento non c’è vita. In Africa tu usi la

voce per fare tutto, per chiamare qualcuno dall’altra parte del parco che sta arrivando fai

così [suono], tu allora devi imparare da dove arriva il suono, se arriva da un albero, da

dove arriva il vento.. la voce accompagna sempre l’uomo nelle sue attività, anche per chi è

debole fisicamente la voce è una grande forza, spesso nella danza manca la voce. Bendare

gli occhi e ballare è un altro esercizio, sono esperienze che tu puoi provare per lungo

tempo, con gli occhi chiusi, con le mani legate, imparare a ballare seduto, con le sedie a

rotelle. Le persone non sono consapevoli che stanno ballando sempre, chi dice che non ha

ballato mai in vita sua non dice il vero, semplicemente non ne è consapevole.

Il tempo del laboratorio è stato breve, ma io ho imparato tanto da loro, ho ridato quello

che mi hanno dato, c’è stato uno scambio; non c’è niente da imparare, c’è solo da aiutarci,

capire di poter fare cose più grandi a partire dalle possibilità di ciacuno. Mentre sto

spiegando a loro io sto imparando, perché ogni persona arriva con una cultura diversa,

queste varie espressioni mi danno nutrimento, mi arricchiscono e sta a me incastrare bene

il tutto. Oggi vige un modo di fare teatro o danza, una politica, che spesso dimentica

volontariamente i corpi impedendo loro di esibirsi sul palcoscenico: il laboratorio aveva

l’idea che ciò che puoi dare attraverso il lavoro ti fa risaltare il lavoro all’occhio… uno non

deve avere limiti, bambino, anziano, grasso, magro: chiunque ha qualcosa da dire lo dica.”